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Il presente file, editato in word, contiene lettera di diffida da indirizzare al Dirigente scolastico per tutelare la posizione dei propri figli. Si tratta solo di un fac-simile, modificabile a piacimento, redatto dalla mia persona che non possiede specifiche competenze in materia legale. Fatene pure l'uso che volete e ricordate che "chi tace acconsente". 

Pace e libertà 

Gaia Straus

 

Al Dirigente Scolastico dell’Istituto Comprensivo ________________ Via ____________ – 001__ ROMA

 

 

 

Oggetto: diffida dall’implementazione delle norme adottate in conformità dell’art. 2, comma 1, del decreto-legge 08 aprile 2020, n. 22 convertito, con modificazioni, nella legge formale 06 giugno 2020, n. 41.

 

 

Nell’interesse di: ________________, (c.f.: ______________) nato a __________ il ______________ e ______________ (c.f. _____________), in qualità di esercenti la responsabilità genitoriale del minore _____________, nato a _______________ il ____________, iscritto c/o Codesto Istituto – a.s. 2020/2021, elettivamente domiciliati in _____________, via __________, __ – 001__.

 

SI DIFFIDA

 

codesto Dirigente Scolastico dall’implementazione delle norme adottate in conformità al provvedimento evidenziato in oggetto, nei confronti del proprio figlio Elia. In particolare, si diffida Codesto Dirigente Scolastico dall’autorizzare/obbligare all’utilizzo della mascherina, ad eventuali prelievi ematici, a tamponi laringo-faringei o quant’altro (presente e futuro) faccia riferimento alla problematica in oggetto, in relazione al minore qui tutelato. Si richiede altresì di essere preventivamente e prontamente informati per qualunque questione sanitaria legata al minore. Tale diffida si basa sull’evidenza che le norme inerenti alla materia sono, perlopiù, confuse ed attuate talvolta senza un criterio univoco, spesso travalicando i dettami legislativi, seppur illegittimi.

 

Le norme che determinano i nuovi obblighi sanitari per l’Italia e per la scuola pubblica violano palesemente l’art. 32 della Costituzione che recita: “… nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”, nonché l’art. 13 relativo alle libertà personali. Non sussistendo alcuna legge in materia di utilizzo delle mascherine, quest’ultimo demandato ad un mero atto amministrativo (DPCM), tale violazione appare inequivocabile.

 

Con riferimento ai poteri del Governo e, quindi, del Presidente del Consiglio, gli articoli 78 e 95 della Costituzione indicano chiaramente quali sono i poteri ad esso concessi/preclusi, che non prevedono nulla di ciò a cui stiamo assistendo. I DPCM sono chiaramente illegittimi in quanto meri atti amministrativi ed in violazione degli articoli costituzionali appena menzionati. L’illegittimità dei DPCM è già stata sanzionata in prima istanza dal Giudice di Pace di Frosinone con la sentenza 516/2020.

 

I decreti legge (che, pur facendo parte della legislazione primaria, non sono leggi), anche detti decreti catenaccio, impongono azioni contrarie alla logica e al comune intelletto umano sfuggendo ai procedimenti ed alla regolamentazione delle leggi ordinarie e non possono essere utilizzati come regolare nuovo strumento di legiferazione in particolar modo perché rimandano all’applicazione di imposizioni stabilite con meri atti amministrativi (DPCM).

 

Il danno indotto dalle mascherine utilizzate in maniera continuativa è noto e documentato nella letteratura medica (ipercapnia, ipossia, acidosi tissutale, ecc.) e si è persino verificato un decesso in Italia dovuto ad attività motoria svolta con mascherina e il decesso di un bimbo negli Emirati Arabi Uniti dovuto alla rottura del tampone laringo-faringeo. Risulta invece pressoché certa l’impossibilità di trasmettere la malattia, ma non la positività, che andrebbe accolta come strumento salvifico che dona la famigerata immunità di gregge.

 

Abbiamo temporeggiato nell’invio della presente missiva, nell’attesa dell’applicazione di una normativa più flessibile che evitasse l’uso della mascherina almeno in classe. Purtroppo le note lungaggini burocratiche legate alla consegna dei banchi singoli, nonché la prossima introduzione dell’orario definitivo ci obbligano moralmente a tutelare la salute psico-fisica di nostro figlio per evitargli il costante utilizzo di questo dannoso dispositivo per otto lunghe ore.

 

In virtù di quanto sopra esposto si invita codesto Dirigente Scolastico ad utilizzare ogni utile strumento per evitare il non necessario utilizzo delle mascherine anche in considerazione delle norme giuridicamente e razionalmente fallaci.

 

Infatti, nessuna persona ragionevole – come si ritengono gli scriventi – si porrebbe contro una norma comprensibile (anche se legalmente incoerente) di salvaguardia della tutela della salute comune, a maggior ragione se fosse stata approvata con legge ordinaria dello Stato, l’unico strumento preposto a legiferare in materia sanitaria.

 

Inoltre, pur risultando evidente l’innocenza e la giovane età dei soggetti in questione, cionondimeno, sussistendo nel plesso scolastico anche personale preposto al regolare svolgimento dell’attività scolastica, si evidenzia il contrasto con l’art. 85 (Art. 83 T. U. 1926) del testo unico delle leggi per la pubblica sicurezza (è vietato comparire mascherato in luogo pubblico…) che potrebbe indurre al compimento, da parte della S.V., del reato di cui all’art. 414 del codice penale (istigazione a delinquere, chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati…) e ogni altro reato previsto dalla legge. Infatti, nella fattispecie, in caso di eventuali maltrattamenti, i giovani pargoli non sarebbero nemmeno in grado di riconoscere l’adulto che li ha offesi.

 

Pertanto, in assenza di atti formali da parte della S.V. relativi a:

  • -         assunzione di responsabilità civile e penale, per qualsiasi conseguenza possa derivare alla salute del minore dall’utilizzo della mascherina protettiva (ipercapnia, ipossia, acidosi tissutale, ecc.) nel plesso scolastico;

  • -         rilascio del consenso informato, ai sensi dell’art. 5 della Convenzione di Oviedo del 4 aprile 1997, resa esecutiva con legge ordinaria dello Stato n. 145/2001;

  • -         assunzione di responsabilità civile e penale in relazione alla violazione dell’Art. 85 del T.U. di PS,

stante l’enorme dubbio sull’innocuità delle mascherine utilizzate per lunghi periodi, non sussistendo, inoltre, alcuna fonte legislativa primaria sulla regolamentazione sanitaria in materia, i sottoscritti, in assenza di ulteriori comunicazioni da parte di codesto Dirigente Scolastico, si riterranno liberi di non aderire all’utilizzo della mascherina protettiva e di disconoscere altri eventuali adempimenti presenti in atti palesemente illegittimi.

 

Infine, a titolo di coerente responsabilità e fattiva collaborazione, si autorizza codesto Dirigente Scolastico, all’interno del plesso scolastico, al pronto utilizzo della mascherina sul minore qui protetto qualora evidenziasse temperatura corporea superiore a 37,5° o sintomi riconducibili alla sindrome da SARS COV-2, contattando prontamente gli scriventi come da consuetudine.

 

L’occasione ci è gradita per porgere sinceri e cordiali saluti, rammentando gli obblighi di legge in materia di privacy.

 

Roma,                       

                                                           I GENITORI

 

 

Nome e cognome                                                                           Nome e Cognome

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